Clown: un demone giunto da lontano

In questi giorni in cui si parla molto del clown di Joker, ora che Penniwyse è stato definitivamente sconfitto, sarebbe il caso di parlare di un film del 2014, pressoché sconosciuto , prodotto da Eli Roth (regista lui stesso di horror) e diretto da Jon Watts (adesso famoso per aver diretto gli ultimi Spider-Man).

Il film è Clown, una pellicola a basso budget che ha ricevuto delle ottime critiche negli Stati Uniti, ma non ha comunque acquisito notorietà, probabilmente per via della scelta di attori poco famosi o attrici glamour: infatti l’unico attore riconoscibile è Peter Stormare, che impersona il vecchio antiquario, famoso per aver recentemente ricoperto un ruolo importante nella bellissima serie American Gods.

Il piccolo Jack festeggia il suo compleanno e suo padre Kent si trova costretto a dover fare le veci del clown che non si presenta alla festa.

Fortunatamente trova in un vecchio baule, nello scantinato di una casa che Kent (agente immobiliare) sta cercando di vendere, un prezioso costume da pagliaccio, corredato da parrucca color arcobaleno, naso rosso e cerone bianco. Inutile dire che la festa è un grande successo, ma voi ed io sappiamo bene che ciò che si trova in un vecchio baule là dovrebbe restare, chiuso e non disturbato, non è così?

Ebbene, il costume si appropria di Kent, la moglie si vede costretta a strappare il naso finto con delle pinze, lacerando la carne di quello vero (che verrà mangiato prontamente dal cane di famiglia); il costume non si toglie in nessun modo, non si strappa, la stoffa non si taglia; la parrucca ha preso il posto dei capelli autentici di questo pover’uomo, che non vede altra scelta se non quella di indagare sul costume e il suo precedente proprietario. Intanto, una fame incredibile si appropria di lui, il suo stomaco brontola senza posa, insaziabile.

 

clown tim roth scena

[scena dal film]

 

Kent riesce a trovare il fratello del defunto proprietario della casa, un vecchio antiquario di nome Herbert Karlsson, il quale non perde tempo: droga il tè di Kent e lo lega su un tavolo, sa già che la fine arriverà preso, perché la stessa sorte era già capitata al fratello. La scelta è atroce e crudele: Kent è vittima di un antico demone islandese (il luogo da cui proviene il costume), un demone invernale che pretende i corpi di cinque bambini, cinque come i mesi invernali. Questo è l’unico modo per saziare il demone. Questo, o la decapitazione. Kent non si dà per vinto, ma la trasformazione comincia e non ci sarà scampo. Inutile dire che il piccolo Jack corre un pericolo terribile.

Clown è il classico horror da un’ora e mezza che tiene gli eccessi splatter per il finale, ma senza che essi divengano discutibili per la qualità complessiva del film.

Ha una buona sceneggiatura e la suspense si mantiene alta per tutto il tempo: la trasformazione graduale di Kent può rappresentare la psicosi degli “orchi” che bramano la carne dei bimbi. Impossibile non pensare a IT, tuttavia non c’è nessuna citazione o reale correlazione tra i due: oltre il fatto che è adatto a chi, nella vita vera, dei clown prova un inspiegabile terrore. Interessante è la figura salvifica della moglie,  che farà di tutto pur di salvare il suo bambino.

 

Lavinia Consolato

Lavinia Consolato

Inguaribile cinefila cinofila che passa la sua vita nelle sale cinematografiche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *