The Nest: una sorprendente opera prima

Opera prima di Roberto De Feo, regista 38enne italiano, The Nest o Il nido è un horror che tiene col fiato sospeso lo spettatore, dando indizi e false piste per poi ribaltare il punto di vista con un finale sorprendente.

Confinato in una meravigliosa e allo stesso tempo spettrale tenuta, Samuel cresce solitario sulla sedia a rotelle, sotto il controllo morboso della madre Elena (Francesca Cavallin) e dell’inquietante dottore Christian (Maurizio Lombardi), i quali, insieme ad altre figure poco rassicuranti e ai servitori della tenuta, tengono all’oscuro Samuel di ciò che accade al di fuori di questo piccolo mondo apparentemente perfetto, le cui rigide regole vanno rispettate, pena la tortura o addirittura la morte.

A turbare questo equilibrio giunge Denise, una quindicenne orfana alla quale Elena mette cinicamente il vestito da cameriera. Samuel ne resta immediatamente sedotto e scopre mano a mano qualcosa del mondo esterno: cose banali in principio, come la musica rock, fino all’idea stessa che il male non sia fuori, bensì dentro le mura di quel nido che così amorevole evidentemente non è, se è capace di fare del male a Denise, di portare una cameriera al suicidio, e ad atti di automutilazione Elena stessa.

Con l’aiuto di uno della famiglia che vede in Denise la possibilità di salvare Samuel da questo mondo di bugie, i due tenteranno la fuga, esattamente come, dieci anni prima, il padre di Samuel tentò di fare incorrendo nella morte. Il finale nasconde una grande verità: sai ciò che lasci, ma non quello che trovi.

[foto: Hotcorn ]

 

De Feo si rifà al classico filone gotico delle ville belle e spettrali, creando un ambiente claustrofobico ed una elegante tensione psicologica. Proprio come in Kynodontas (2009) di Lanthimos – che horror non è – l’idea del mondo esterno e della sacralità della famiglia vengono distorti finché non si presenta un elemento esterno a rovesciarne l’equilibrio. Certamente il tema degli orrori insiti nella famiglia è una grande costante del cinema horror che si rifà alle tesi freudiane, tanto usate nel cinema. Tuttavia, questo film riesce a non essere banale in questo senso, dà allo spettatore delle false piste per non dare fino alla fine la soddisfazione di aver svelato la bugia sulla quale si regge la storia. Da questo punto di vista, il finale è sorprendete come un ormai classico dell’horror gotico, The Others (2001) di Amenàbar.

Nel mese di agosto, abbiamo avuto il piacere di vedere quindi ben due horror italiani, Il Signor Diavolo del maestro Pupi Avati e Il nido di De Feo, che, speriamo, sia capace di proseguire la sua carriera con degli horror di qualità.

Lavinia Consolato

Lavinia Consolato

Inguaribile cinefila cinofila che passa la sua vita nelle sale cinematografiche

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