Nightcrawlers, Tim Curran

Anche questa volta il Midwest diventa lo sfondo per una storia piena di orrori e di mostri nascosti nell’ombra, o meglio, nel sottosuolo. Duecento anni fa il villaggio di Clavitt Fields fu raso al suolo insieme ai suoi abitanti, perchè luogo di depravazione e strani fenomeni. I suoi occupanti però non morirono, ma si nascosero sottoterra, diventando qualcosa di strisciante nell’oscurità…

Questo libro mi ha lasciato con sentimenti contrastanti, una sensazione di claustrofobia e un po’ di delusione per il finale. Ma andiamo con ordine. La prima parte del libro è una bomba di terrore (che vi consiglio di evitare di leggere di notte soprattutto se abitate in campagna o vicino a boschi), un concentrato di credenze popolari, mostri nell’oscurità e nebbia che avvolge tutto. E corpi. Tanti corpi. Poi le descrizioni alla Curran che non lasciano spazio all’immaginazione e che ti fanno entrare direttamente dentro la storia coinvolgendoti fino a farti sobbalzare ad ogni minimo rumore. E il frigorifero sa benissimo quando è il momento giusto per fare strani gorgoglii nell’ombra mentre leggi questa roba. Poi però la lettura diventa monotona, quasi senza una scappatoia da un finale che onestamente mi ha lasciato un po’ disorientata. Non mi sento di aggiungere altro per il semplice fatto che potrei svelare la fine del libro e vorrei evitare un rito vodoo per un possibile spoiler, ma sappiate solo che mi sembrava una conclusione dovuta alla mancanza di idee.  Ma l’effetto che fa un libro è ovviamente molto personale,  per alcuni magari potrebbe rappresentare l’idea del secolo, quindi lascio a voi giudicare.

L’entrata nell’universo di Curran è comunque vivamente consigliata. Certo è che dopo aver letto due libri uno dietro l’altro il cervello ha bisogno di qualcosa che contenga unicorni e arcobaleni, ma ne vale comunque la pena.

 

foto: pinterest.it


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Dalila Peluso

Dalila Peluso

Accanita lettrice di King fin dall'età di 13 anni, divido la mia vita tra viaggi, librerie e campi di calcio.

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